Lo smart working cambia il mercato immobiliare: le zone periferiche preferite a quelle centrali

L’adozione consistente dello smart working, una delle misure caldeggiate dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19, sta rivoluzionando il mercato immobiliare anche per quel che riguarda il valore degli edifici. E’ quanto sostiene un’indagine condotta dall’Ufficio studi Tecnocasa, secondo cui la domanda per le abitazioni nei centri urbani si sta contraendo al contrario della domanda per gli immobili localizzati in zone periferiche o semicentrali che sta registrando un trend positivo, in un mercato comunque sofferente.

L’avanzare di nuove esigenze ha modificato le richieste degli acquirenti che tendono a preferire locazioni con spazi esterni e metrature più ampie. A differenza degli immobili in aree centrali e semicentrali, le abitazioni in zona periferica hanno attirato l’interesse degli acquirenti grazie anche ai prezzi più competitivi e accessibili. Più nel dettaglio, nelle vie centrali di Milano e Napoli si è registrato un ribasso della domanda, in contrapposizione rispetto al trend positivo degli ultimi anni perlopiù animato da investimenti con finalità ricettive.

Nell’ultimo decennio, gli immobili nelle zone centrali hanno perso il 13,8% del loro valore, in quelle semicentrali il 29,8% mentre in quelle periferiche il 34,2%. Firenze, tuttavia, nello stesso arco temporale ha fatto segnare un incremento del 17,9%, seguita da Milano, con un aumento del 12,9%, e nelle aree centrali di Verona, con un aumento dell’1,9%. Le locazioni decentralizzate a Genova (-56,5%) e a Bari (-45,8%) sono state le più penalizzate a causa della presenza di soluzioni spesso di tipologia popolare.

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