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Il Ghetto di Venezia: un viaggio nel cuore della Venezia ebraica

Il ghetto ebraico di Venezia è un luogo antico e magico, pieno di atmosfera e storia, per chi si trova in città scoprirne la storia e visitarne le vie è quasi un obbligo. Questo antico quartiere ebraico, ancor oggi vibrante di vita e cultura, è un emblema di fascino e testimonianza di una comunità che ha saputo affrontare sfide e prosperare nel corso dei secoli.

Il ghetto nasce nel 1516, con un decreto del Senato della Serenissima Repubblica di Venezia segnò l’istituzione del primo “ghetto” d’Europa. Gli ebrei, precedentemente sparsi sul territorio veneziano, furono confinati in un recinto separato, segregati dal resto della popolazione. Il termine “ghetto” deriva dal nome dell’isola in cui sorgeva un’antica fonderia, indicando così il luogo in cui gli ebrei venivano confinati.

Le nazioni presenti nel ghetto di Venezia

Per tre secoli, dalle origini del ghetto fino al 1797, il quartiere ospitò diverse comunità etniche:

  • Tedeschi;
  • Italiani;
  • Levantini;
  • Ponentini.

Sebbene le diversità linguistiche, culturali e sociali potessero creare tensioni, la convivenza portò alla formazione di un tessuto sociale ricco e eterogeneo. I tedeschi, principalmente ashkenaziti, trovarono rifugio nelle terre venete per sfuggire alle persecuzioni in Europa centro-orientale.  Gli italiani, provenienti da Roma e dall’Italia centrale, vissero nelle stesse condizioni dei tedeschi. I levantini, sudditi dell’impero ottomano, trovarono accoglienza a Venezia grazie al loro contributo al commercio marittimo. Vivevano nel Ghetto Vecchio e si distinsero per la loro ricchezza e sfarzo, evidenziati anche nella decorazione della loro sinagoga, la Scola Levantina.

I ponentini, ebrei sefarditi fuggiti dalla Spagna nel 1492, trovarono in Venezia una sorta di “stato perfetto”. Grazie ai loro rappresentanti e alle proposte economiche vantaggiose, poterono erigere la più grande sinagoga del ghetto, la Scola Spagnola, e preservare la loro cultura.

L’antica vita nel ghetto ebraico di Venezia

Il XVII secolo fu un periodo di stabilità relativa nel ghetto, con un progressivo superamento delle divergenze tra le nazioni. L’aristocrazia veneziana perse il suo predominio marittimo, e levantini e ponentini acquisirono sempre più importanza nell’economia della città. Ciò favorì lo sviluppo culturale e intellettuale, nonostante alcune restrizioni esterne. Tuttavia, nel XVIII secolo, l’aumento delle tasse sul ghetto e l’indebitamento pubblico portarono a una crisi. Nel 1797, con l’arrivo delle truppe francesi guidate da Napoleone, il ghetto fu abbattuto, ponendo fine a tre secoli di segregazione.

Dopo la liberazione, la comunità ebraica di Venezia partecipò attivamente alle lotte risorgimentali e contribuì al conflitto mondiale. Tuttavia, la tragica esperienza dell’Olocausto segnò profondamente la comunità, con la perdita di 246 vite nei campi di concentramento. Oggi, il Ghetto di Venezia conserva intatto il suo fascino, con cinque magnifiche sinagoghe e un museo che racconta cinque secoli di storia e cultura ebraica nella città lagunare. Il patrimonio esposto è unico, testimoniando la vita quotidiana, le tradizioni e la resilienza di questa comunità.

Le sinagoghe del ghetto ebraico di Venezia

Nel cuore del Ghetto di Venezia, tra le strette calli e gli antichi edifici, risplendono cinque sinagoghe, o “Schole”, che testimoniano la ricchezza culturale e spirituale della comunità ebraica di Venezia. Vediamole, insieme nel dettaglio. La Schola grande tedesca, situata nello stesso edificio del Museo Ebraico, è la sinagoga più antica del Ghetto. Costruita nel XVI secolo, è un esempio splendido di architettura religiosa, con affreschi e decorazioni che narrano la storia e la fede della comunità tedesca. Ogni dettaglio, dai candelabri alle bimah, parla di una comunità fervente e devota.

La Schola Canton, risale anche lei al XVI secolo, rappresenta un altro gioiello architettonico e artistico. Le sue pareti sono ornate di decorazioni floreali e geometriche che incantano gli occhi dei visitatori. Questa sinagoga è un testamento alla passione e alla devozione della comunità che vi si riuniva. Tra le sinagoghe la Schola Levantina, invece, è un esempio di come l’influenza culturale dell’Impero Ottomano abbia permeato la vita nel Ghetto: questa sinagoga è un capolavoro di stile orientale, con ricchi tessuti e decorazioni.

La Schola Spagnola fu costruita dai profughi sefarditi dalla Spagna nel 1492, è un monumento alla ricca cultura ebraica spagnola medievale. Questa sinagoga, imponente e maestosa, ospita libri di preghiere e testi sacri in lingua spagnola, testimonianza della profonda connessione con le radici culturali degli ebrei spagnoli. Infine, la Schola Italiana è un simbolo dell’integrazione e dell’identità ebraica italiana. Costruita nel 1575, questa sinagoga è un esempio di come la comunità ebraica italiana abbia preservato la propria fede e tradizione in un contesto di sfide e cambiamenti.

Il museo ebraico di Venezia

Nel cuore del Ghetto di Venezia, sorge un luogo di straordinaria importanza: il Museo del Ghetto Ebraico. Fondato nell’immediato dopoguerra, questo museo è un tributo alla resilienza della comunità ebraica di Venezia e un monumento alla sua ricca storia e cultura. Pensati come un segno di rinascita e di fiducia nel futuro dell’ebraismo e nella dignità umana. I membri superstiti della Comunità ebraica di Venezia si dedicarono con impegno a creare il primo museo ebraico d’Italia. Inizialmente ospitato in due stanze adiacenti alle tre sinagoghe più antiche del Ghetto, il museo è cresciuto nel corso degli anni, ampliando la sua collezione e il suo spazio espositivo.

Il patrimonio conservato dalla Comunità ebraica di Venezia e esposto al museo è unico al mondo. Le diverse collezioni di oggetti, prevalentemente di origine veneziana, provengono direttamente dalle cinque sinagoghe e dalle tre case di studio rimaste intatte sin dalla fondazione del ghetto nel 1516. Gli oggetti testimoniano la ricchezza e la diversità della vita ebraica a Venezia attraverso i secoli.

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